Con Decreto Ministeriale 23 gennaio 2016, n. 44 viene istituito il Parco Archeologico di Ostia antica

oltre all’Area archeologica di Ostia Antica sono inclusi i seguenti siti:
Il Museo Ostiense (vedi scheda separata)
Borgo di Ostia Antica e Castello di Giulio II (vedi scheda separata)
Tor Boacciana (vedi scheda separata)
Molo e banchine fluviali di Ostia Antica (vedi scheda separata)
Casone rinascimentale del sale (vedi scheda separata)

Ville costiere di Procoio (vedi scheda separata)
Chiesa di S. Ercolano (vedi scheda separata)
Necropoli e basilica di Pianabella (vedi scheda separata)
La Necropoli Laurentina (vedi scheda separata)
Porti Imperiali di Claudio e Traiano (vedi scheda separata)

Museo delle Navi di Fiumicino (vedi scheda separata)
Area di Monte Giulio (vedi scheda separata)

Necropoli di Porto all’Isola Sacra (vedi scheda separata)
Complesso della basilica di S. Ippolito (vedi scheda separata)
Tombe nell’area ex O.N.C. (vedi scheda separata)
Area dell’Iseo Portuense (vedi scheda separata)

(Prima edizione 2014)

Storia del sito

Le fonti fanno risalire la fondazione di Ostia al epoca del regno di Anco Marcio (675-616 a.C.), tuttavia, non essendo ancora state trovate testimonianze archeologiche riferibili a questa fase, si è aperto un dibattito fra gli studiosi riguardante il problema delle origini.

Il primo sito archeologicamente noto è quello del castrum, così definito dagli studiosi moderni perché simile ad un accampamento militare. Nessuna fonte storica riferisce la data della sua creazione, prova del fatto che il castrum non si configurò realmente come una nuova colonia di Roma, ma piuttosto come un ri-fondazione coloniale. Anche la datazione del castrum rimane ampiamente dibattuta, spaziando in un arco cronologico che va dalla fine del V alla fine del IV sec. a.C. Il ruolo militare dell’insediamento è testimoniato anche dall’introduzione nel 267 a.C. di un questore romano definito “classico” ovvero della flotta con anche funzioni annonarie, è probabile per tanto che Ostia costituisse una basa della flotta navale.

La città riveste un ruolo rilevante nell’ambito delle guerre civili, data dalla sua posizione strategica alla foce del Tevere; nell’87 a.C. Mario occupa e saccheggia Ostia, partigiana di Silla, evento che mette in evidenza la necessità da parte della città di dotarsi di nuove mura difensive, realizzate qualche anno dopo probabilmente durante il consolato di Cicerone (63 a.C.)

A partire dall’età di Cesare e poi sotto l’impero la vita istituzionale della città ci è più nota grazie al ritrovamento dei Fasti Ostiensi, iscrizioni che costituiscono una sorta di archivio ufficiale della città registrando anno per anno i nomi dei magistrati locali e gli eventi più significativi.

Con la vittoria di Ottaviano si apre un periodo di prosperità per Ostia, ad Augusto si deve lo spostamento della flotta a Capo Miseno e la costruzione del teatro con l’attiguo piazzale delle corporazioni, ma è sono con Adriano che la città toccherà il suo apice.

Precedentemente, durante gli imperi di Claudio e Traiano, il porto venne trasferito a nord della foce, mentre all’epoca di Adriano si assiste ad un vera e propria rivoluzione architettonica della città.

A seguito di un rialzamento di circa 1 mt. del piano di calpestio (fatto realizzare da Domiziano), Adriano si occupa della sistemazione definitiva del foro, con la realizzazione del grande Capitolium, e di tutta la regione II a nord del foro; crea inoltre il complesso delle Case Giardino, che caratterizzò tutto il settore sud-ovest della città come complesso residenziale di lusso.

Il grandi progetti di Adriano vennero proseguiti e terminati dal suo successore Antonino Pio. Si calcola che in questo momento gli abitanti della città fossero circa 50.000.

La politica edilizia degli imperatori Severi si basò più che altro sui rifacimenti che sulle nuove costruzioni, a loro tuttavia di deve la realizzazione nel 198 d.C. della via Alessandrina, il cui nome deriva appunto da Alessandro Severo, che collega Terracina ad Ostia. 

La crisi sopravvenne invece, improvvisa ed inequivocabile, intorno alla metà del III sec., in concomitanza con i gravi turbamenti politici che l’impero stava attraversando. A partire dal 251 vengono a mancare i Fasti Ostiensi.

Con i governi stabili di Costantino e Diocleziano la situazione a Ostia migliorò, ma l’aspetto ed il carattere della città erano ormai profondamente mutati. Compaiono anche i primi edifici cristiani come la grande basilica costantiniana ora identificata con certezza nella regione V.

A partire dagli inizi del V sec. Ostia andò incontro ad una seconda e definitiva crisi, con lo spostamento a sud-est del baricentro urbano e la creazione di un “polo” cristiano intorno alla basilica martiriale e cimiteriale di S. Aurea. 

Fase cronologica

Età romana dal IV sec. a.C. al V sec. a.C.

Descrizione del sito

I resti dell’antica Ostia si inseriscono in un contesto geografico e territoriale molto diverso da quello antico: infatti in età romana il Tevere costeggiava il lato settentrionale dell’abitato, mentre ora ne tocca solo in minima parte un tratto del settore occidentale, essendo stato il suo letto trascinato a valle da una rovinosa e famosa alluvione, nel 1557; inoltre la linea di costa, in origine vicina alla città, risulta attualmente distante di circa 4 km, per l’avanzata della terraferma dovuta ai detriti lasciati dal fiume negli ultimi 2.000 anni.

Oggi di Ostia Antica rimangono le rovine, immerse nel verde ed incontaminate perché abbandonate fin dalla tarda antichità. La città si attraversa percorrendone il Decumano Massimo da Porta Romana a Porta Marina, e da questa grande strada basolata, inoltrandosi nelle via trasversali e parallele, si raggiungono i vari edifici delle varie epoche: innanzitutto le abitazioni, con grandi caseggiati d’affitto del I sec. d.C., le insulae con cortile centrale, botteghe al piano terra ed appartamenti per il ceto medio mercantile e urbano ai piani superiori (insula di Diana, di Giove e Genimede, delle Muse, delle pareti Gialle e delle Ierodùle, solo per citarne alcune tra le più famose poiché conservano resti di pareti affrescate).

Poi i magazzini (gli horrea), concentrati dall’età repubblicana a nord, lungo l’antico corso del Tevere. Quindi il Teatro augusteo con alle spalle il Piazzale delle Corporazioni, porticato con tempio centrale e ambienti alle spalle del colonnato caratterizzati mosaici pavimentali recanti con i nomi delle associazioni di mestiere come “insegna”.

Numerosi gli edifici pubblici: la Caserma dei Vigili, le terme (quelle del Foro, di Nettuno, dei Cisiarii), la Basilica e la Curia sul Foro.

Innumerevoli quelli religiosi: i Quattro Tempietti repubblicani, a nord del decumano, edificati da una delle grandi famiglie aristocratiche locali, i Lucii Gamalae, i Mitrei, privati e pubblici, che attestano l’ampia diffusione del culto di Mitra dal II sec. a.C., i grandi templi che troneggiano sul foro: il tempio tiberiano di Roma e Augusto e l’imponente Capitolium riedificato da Adriano su quello Augusteo.

Ed infine le lussuose domus, tipica abitazione signorile che si sviluppa generalmente sul piano terra e presenta un cortile interno, come la Domus della Fortuna Annonaria, casa di un ricco magistrato preposto alla gestione dell’annona, o quella di Amore e Psiche, dei Dioscuri o del Ninfeo.

Lungo le vie di accesso alla città, Ostiense e Laurentina, le necropoli offorono una panoramica sulla tipologia dei riti funebri e sulle diverse tipologie di sepolture.

Descrizione dei ritrovamenti

Moltissimi sono i ritrovamenti effettuati ad Ostia che sono sparsi tra i Musei archeologici di Roma,  in particolare si segnala il bellissimo opus sectile dalla domus di Porta Marina, conservato all’interno del Museo dell’Alto Medioevo e del quale costituisce l’attrazione principale.  L’ambiente, ritrovato nel 1949 e il primo restauro fu realizzato fra il 1959 e il 1966. Proviene da una domus di Ostia, ed è databile agli ultimi anni del IV secolo. La sua relativa integrità (che ne ha consentito l’eccezionale restauro) è dovuta al fatto che le pareti crollarono mentre erano ancora in corso i lavori di costruzione, come dimostra l’esistenza di aree non ancora pavimentate ma i cui materiali erano stati già predisposti in loco, e la presenza di due fosse per spegnere la calce nell’area di lavoro.

Nome del rilevatore: Maria Rita Bertoncini